Foligno, 12-13 novembre 2015 – Formazione aspiranti conduttori LRE

A cura dell’IIS Orfini si sono tenute a Foligno (PG) due giornate di formazione per aspiranti conduttori di LRE. Quasi 100 i presenti, che in 4 laboratori paralleli hanno potuto accedere alla proposta formativa della Rete RCJ Italia secondo il “piano formativo” 2015/16. Un piano che punta alla formazione di docenti capaci di attivare e condurre negli Istituti scolastici del I ciclo il “LRE” – Laboratorio di Robotica educativa che avvia gli alunni a maturare competenze trasversali, spendibili in tutte le aree disciplinari e campi di esperienza (scuola dell’infanzia)

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A condurre i laboratori docenti di lunga esperienza, qualificatesi nel corso 2013/14 e oggi a disposizione degli Istituti della Rete Robocup Jr Italia che vogliono favorire lo sviluppo della Robotica Educativa nel loro territorio, diffondendo il metodo didattico laboratoriale alla base del “Digitale del Fare”.

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BeeBot, Scribbler, mOway, Arduino

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arduino_folignoInfanzia,Primaria, Sec. I grado, Sec II grado.

E rinfresco finale!

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ROBOTICA EDUCATIVA E GEOMETRIA

L’uso dello Scribbler 2 per la comprensione del concetto di angolo

Di Valentina Giordano

Questo lavoro nasce in seguito alla partecipazione al laboratorio di Robotica Educativa (LRE) presso l’Università degli Studi di Torino condotto dal prof. Giovanni Marcianò nel 2012. Da questa esperienza è nata in me la curiosità di voler provare se ciò che ci era stato presentato in università avesse reali ricadute positive anche in aula con gli studenti. Dunque, ho deciso di voler fare una ricerca sperimentale riguardante la robotica educativa, con lo scopo di voler dimostrare che un laboratorio di robotica educativa possa incrementare maggiormente l’apprendimento del concetto di angolo rispetto alla metodologia tradizionale.

Per raccontare il mio lavoro e specialmente l’esito ottenuto, parto dalla presentazione di un grafico che ben riassume la sperimentazione condotta. Il grafico, in particolare, presenta gli intervalli di punteggio ottenuti dalla classe sperimentale e da quella di controllo a inizio e fine sperimentazione.

Giordano_Scribbler_GeometriaGrafico 1: indici d’intervalli

Il grafico illustra i risultati ottenuti inizialmente dalle due classi (ossia dalla classe sperimentale e da quella di controllo), in particolare delinea l’intervallo di probabilità al 95%, che un valore della classe cada al proprio interno; come si può notare, l’intervallo della classe di controllo e quello della classe sperimentale si sovrappongono fra di loro, dando perciò ragione di credere che le due classi, sebbene non abbiano ottenuto lo stesso risultato, siano comunque omogenee, proprio perché si ottiene questa sovrapposizione. In seguito all’introduzione del laboratorio di robotica educativa in una classe e alle lezioni in forma tradizionale nell’altra, si è proceduto nuovamente con la somministrazione del test e si sono ottenuti i risultati illustrati dal grafico nella parte in alto, ossia un grosso miglioramento nella classe sperimentale, nettamente migliore rispetto a quella di controllo. Quindi, lo scopo che mi ero prefissata è stato pienamente raggiunto, dimostrando perciò come la metodologia della robotica educativa sia, nel caso della spiegazione del concetto di angolo, migliore rispetto a quella tradizionale.

Le classi coinvolte sono state due: quella di controllo e quella sperimentale. Al momento della sperimentazione gli alunni delle due classi frequentavano le quinte della scuola G. Marconi di Collegno (TO). Sono classi variegate, con alcuni casi di disabilità e alcuni casi di DSA o BES.

Affinché si ottenessero dei risultati ottimali per la sperimentazione, è stato allestito un ambiente di apprendimento opportuno: in particolare ho scelto un setting composto da uno ampio spazio, con alcuni banchi per poter appoggiare i computer e perciò lavorare alla programmazione, e spazi liberi per far muovere i robot. La metodologia adottata è quella di procedere per tentativi ed errori, avviando un processo di apprendimento per scoperta. Quindi, a partire da un evento segue una riflessione, poi avviene l’azione e in seguito alla risposta che si è ottenuta c’è nuovamente la riflessione con il rimodellamento dell’azione. È un circolo virtuoso, in cui il protagonista vero e proprio è l’allievo, mentre il docente assume la funzione di “mediatore-regista”.

I feedback vengono dati direttamente dal risultato dell’azione e sono immediati. Alla conclusione dell’attività ci si confronta tutti assieme sui risultati ottenuti, con una condivisione delle scoperte e una metariflessione su ciò che si è imparato. Tutte queste fasi richiedono il lavoro in piccoli gruppi, poiché solo attraverso la collaborazione si riesce realmente a concludere il compito assegnato. Inoltre, attraverso l’apprendimento cooperativo avviene anche un’attività di tutoring tra compagni, con tutti i benefici che da questo possono derivare. Il ruolo dell’insegnante richiedeva una forte consapevolezza di ciò che stavo facendo e una preparazione attenta. Dovevo riuscire a essere conduttore del processo, lasciando però spazio agli alunni affinché potessero fare la propria esperienza; dovevo condurre gli alunni verso la meta stabilita camminando per mano con loro e ascoltando i loro bisogni e necessità. Inoltre, essendo il docente un mediatore, dovevo seguire quello che è lo schema proposto da Feuerstein: S->H->O->H->R, cioè l’insegnante si deve interporre tra lo stimolo iniziale e il soggetto e, nuovamente, tra il soggetto e la reazione; gli studenti non sono lasciati a loro stessi, ma vengono guidati e accompagnati nel loro processo dall’insegnante-mediatore.

Prima di iniziare l’attività laboratoriale ho somministrato un test iniziale nelle due classi. Questo test per verificare che le due classi fossero omogenee tra loro e che, quindi, operando con metodi diversi si potessero confrontare i risultati finali ottenuti. Dai risultati emersi, mostrati anche nel grafico presentato inizialmente, si può vedere come le due classi siano risultate omogenee tra loro, anche se la classe di controllo ha ottenuto risultati leggermente più alti. Si è poi iniziata la sperimentazione vera e propria nella sola classe sperimentale, mentre nella classe di controllo si è proceduto tramite un ripasso dell’argomento angolo in maniera più tradizionale.

Il laboratorio ha avuto durata di venti ore, suddivise in dieci incontri. Siccome i macro-gruppi erano due, a ognuno di essi si sono dedicate 10 ore complessive di lavoro. La sperimentazione si è svolta dal 17/10/2013, al 19/12/2013, con cadenza settimanale di giovedì, dalle 10,30 alle 12,30. Il lavoro è stato speculare per entrambi i gruppi. A fine incontro veniva richiesto ad ogni gruppo di fare la scheda per presentare l’attività svolta. Durante i dieci incontri sono stati affrontati diversi aspetti dell’angolo: a partire dalle diverse definizioni, e quindi le caratteristiche che ne derivano, per arrivare alla misurazione tramite goniometro e alla somma. È stata anche presentata la classificazione degli angoli e la classificazione dei poligoni proprio in base agli angoli. A fine laboratorio, abbiamo elaborato una mappa mentale che riassumesse il concetto di angolo. Si è conclusa in questo modo la sperimentazione vera e propria. Per tutti gli argomenti trattati, è stato utilizzato sempre lo Scribbler 2 in modo giocoso, per poi arrivare alla costruzione dell’apprendimento.

A fine sperimentazione ho somministrato nuovamente il test, uguale a quello iniziale, a entrambe le classi, per verificare se ci fosse stato un miglioramento nell’apprendimento di angolo e se ci fosse stato una differenza nell’apprendimento tramite la robotica educativa e il metodo tradizionale. In seguito all’elaborazione dei test conclusivi ho potuto verificare come la classe sperimentale avesse ottenuto dei risultati nettamente migliori rispetto a quella di controllo. Infatti, le due medie sono molto differenti e distanti tra loro, con un risultato più alto da parte della classe sperimentale.

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Infine, ho somministrato nuovamente anche i questionari e dai risultati ottenuti è stato possibile desumere come sia stato positivo il laboratorio di robotica educativa per la classe. Non solo hanno avuto occasione di divertirsi e fare qualcosa di diverso, ma hanno potuto imparare nuove cose o chiarirsi concetti che non avevano capito, collaborando con i propri compagni: per tutti questi motivi c’è il desiderio di continuare con la robotica.

Alla luce dei risultati ottenuti posso asserire che la sperimentazione sia andata a buon fine. Infatti, la classe sperimentale ha riportato dei punteggi conclusivi molto più alti rispetto alla classe di controllo, nonostante il test iniziale avesse restituito delle medie che presentavano un risultato opposto, con la classe di controllo migliore. Proprio grazie al “t Student” e alla comparazione delle medie iniziali e finali, è stato possibile confermare l’ipotesi che l’apprendimento mediante la robotica educativa sia migliore rispetto a quello tradizionale.

La sperimentazione è risultata alquanto interessante anche per altri aspetti, oltre a quelli già più volte sottolineati dell’apprendimento più alto grazie all’attività alternativa. Innanzitutto, ho potuto notare come, durante le ore di laboratorio di robotica educativa, tutti gli studenti fossero maggiormente coinvolti e appassionati, rispetto alle lezioni più tradizionali svolte in classe.

Durante il laboratorio ho potuto osservare come, alunni di solito in difficoltà oppure con problemi di comportamento, ottenessero risultati più soddisfacenti rispetto ai compagni: in particolare è stato interessante osservare come un alunno disgrafico, che durante le lezioni tradizionali non riusciva a esprimere pienamente il proprio potenziale, nel corso del laboratorio si è dimostrato tra i più bravi e intuitivi nell’utilizzo del robot, oltre che nella comprensione dei concetti; ma ci sono molti altri casi analoghi: ad esempio l’alunna che nelle lezioni ordinarie non faceva pressoché nulla e veniva a scuola senza i compiti fatti, nell’aula di robotica è stata tra i migliori a completare le sfide e ha sempre eseguito i compiti assegnatole; si può portare anche l’esempio dell’alunno con disturbi comportamentali che si è dimostrato brillante e perspicace e  anche in grado di collaborare con il proprio gruppo. Ciò sta a dimostrare come la robotica non sia solo per i più bravi a scuola ma, riesca a far risaltare chi ha delle difficoltà o non è attratto dalla didattica tradizionale, senza penalizzare chi, invece, presenta già degli ottimi risultati scolastici. La robotica educativa ha dimostrato di poter essere metodologia adatta alla personalizzazione dell’insegnamento, idonea anche per quei casi di disabilità o di BES.

Ho potuto notare anche come la robotica lavori molto sulla motivazione, sia intrinseca che estrinseca. In questo caso per la motivazione estrinseca era assegnare un premio a qualunque gruppo vincesse una sfida. Come motivazione intrinseca, invece, c’era la voglia di potersi migliorare e dimostrare di aver capito come fare l’attività proposta. Inoltre, la robotica ha permesso, quindi, non solo l’apprendimento di diverse conoscenze, ma anche l’acquisizione di differenti abilità che portano all’acquisizione di competenze: la flessibilità, la capacità di far ricerca, il problem solving, la collaborazione, il ragionamento e la creatività.

Dopo un’esperienza del genere, la classe risulta più competente ed autonoma; di questi risultati se ne sono accorti anche gli studenti, poiché nei questionari hanno risposto in modo favorevole alla possibilità di continuare con la robotica, rendendosi conto dell’occasione unica e formante che hanno avuto a disposizione.

Per me è stata un’esperienza molto positiva che mi ha fatto prendere sempre più coscienza del fatto che la robotica educativa possa essere un’ottima alternativa a quella didattica tradizionale, molto spesso noiosa e per nulla stimolante.

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ROBOCUP JR ITALIA . VIII edizione BARI 2016

ROBOCUP JR ITALIA . VIII edizione BARI 2016

la Rete nazionale degli Istituti Scolastici Autonomi Statali per la ROBOCUP JR ITALIA, dopo aver adottato il nuovo Statuto “3.0” sta predisponendo il BANDO BARI 2016 per la VIII edizione della manifestazione nazionale Robocup

Sul sito www.robocupjr.it trovate notizie aggiornate sull’attività della Rete:

  • In HOME le ultime notizie
  • In CHI SIAMO  la lista Istituti aderenti (a oggi 29,  6 del I Ciclo e 23 del II Ciclo) e il nuovo Comitati Scientifico
  • In  ADERIRE 2015/16  le modalità per aderire. Si segnala la nuova quota per gli Istituti Superiori, ridotta a 150 euro. Resta a 100 euro quello per gli Istituti del I ciclo
  • In  VERSO BARI 2016  gli aggiornamenti sull’organizzazione in corso

Il Bando BARI 2016 porterà notevoli SEMPLIFICAZIONI E FACILITAZIONI  a partecipare per i team:

  • Le “selezioni territoriali” per la Rescue Line saranno organizzate in 6 sedi tra Nord, Centro e Sud Italia, nel mese di MARZO, facilitando la partecipazione in sedi prossime alle scuole. In tal modo si potrà partecipare organizzando una semplice uscita di istruzione di una sola giornata
  • Nel contesto delle “selezioni territoriali” saranno anche organizzati eventi NON COMPETITIVI e COLLABORATIVI per gli Istituti del I Ciclo (Scuole infanzia, Primarie e Media)
  • La Finale di BARI 2016 vedrà in campo come negli scorsi anni i team che ambiscono alla conquista dei TROFEI ROBOCUP JR ITALIA nelle specialita’:
    • UNDER 19 SOCCER B LIGHT – RESCUE LINE – RESCUE MAZE – DANCE-THEATRE
    • UNDER 14 RESCUE LINE – DANCE-THEATRE
  • La data della manifestazione si sposta a fine aprile, dal 27 al 30 aprile. Un periodo ideale per un viaggio di Istruzione di più giorni.
    • Le prove UNDER 19 si svolgeranno tra il 27 e il 30 aprile
    • Le prove UNDER 14 il 29 e 30 aprile.

Anche quest’anno School Raising assisterà i team che vorranno provare a cercare finanziamenti con gli strumenti di crowdfunding  sulla piattaforma dedicata ai team Robocup Jr  Italia http://schoolraising.it/robocup-jr-italia/

Molte ancora le novità che renderanno anche questa VIII edizione “memorabile”. Ovviamente è bene programmare sin da ora la partecipazione, con le necessarie deliberazioni  nei Consigli di Classe e altri Organismi collegiali nell’Istituto

BeActive Social Tour premia la Robotica Educativa – Foligno 11 novembre 2015

BeActive Social Tour premia la Robotica Educativa – Foligno 11 novembre 2015

Il Social Tour è l’occasione per presentare i più significativi prodotti innovativi realizzati dai giovani all’interno dei progetti territoriali BE@CTIVE, ma soprattutto per dialogare con alcuni “testimonial d’innovazione” e per condividere buone pratiche o esperienze di successo realizzate a livello territoriale.

Be@ctive è un’iniziativa promossa dall’Unione Province d’Italia (UPI) e finanziata dall’Agenzia Nazionale Giovani per favorire lo sviluppo, il trasferimento e la diffusione di pratiche di cittadinanza attiva tra i giovani attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e del web 2.0. 

Favorire il protagonismo dei giovani in quanto cittadini nella scuola, nella valorizzazione del territorio e nei rapporti con l’amministrazione pubblica: questo è l’obiettivo di Be@ctive.

Il Premio assegnato alla Rete di Istituti Scolastici Statali Autonomi per la ROBOCUP JR ITALIA testimonia che anche la Robotica è ormai riconosciuta come PRATICA DI CITTADINANZA ATTIVA non meno delle tante esperienze di impiego del social networking e del web 2.0 come spazio di espressione, creativo, costruttivo e di aggregazione sociale dei giovani. Al Digitale dei Saperi si affianca quindi il DIgitale del Fare

Tecnologie didattiche e ambienti di apprendimento

Tecnologie didattiche e ambienti di apprendimento

Il 30 settembre mi troverò a partecipare al V Seminario Nazionale per l’accompagnamento delle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del I ciclo di istruzione 2012 sul tema “Le competenze tra apprendimento, misurazione e certificazione: la parola alle scuole”. Nel workshop n. 6 cercheremo risposte alla domanda “Quali ambienti di apprendimento per promuovere le competenze”.

Cercherò di mostrare ai partecipanti come – con la Robotica Educativa, diversamente da pc-tablet-LIM – ogni ambiente di una scuola possa divenire “ambiente di apprendimento”, mentre sento e leggo di un crescente entusiasmo per la riprogettazione delle scuole con aule e locali diversamente vivibili dagli studenti con proprie personali strumentazioni informatiche connesse alla rete. Lo stesso INDIRE, con l’iniziativa “Avanguardie educative” promuove questo tema, puntando alla “didattica scomposta“…

Ma anche leggo su La Repubblica:

ROMA – Lo dice l’Ocse, che è l’organizzazione dei paesi al mondo più industrializzati: non vi è certezza che i grandi investimenti pubblici e familiari su computer in classe e connessioni internet a scuola migliorino le performance scolastiche dei nostri ragazzi. Il programma Ocse per la valutazione degli studenti, guidato da Andreas Schleicher, ha elaborato un dossier – “Making the connection” – che, tra molte cautele, sostiene: “Studenti incapaci di navigare attraverso un complesso paesaggio digitale non saranno in grado di partecipare completamente alla vita economica, sociale e culturale intorno a loro”, tuttavia i primi risultati comparativi basati sui test Pisa dicono che i quindicenni che usano moderatamente i computer a scuola tendono ad avere un miglior apprendimento dei coetanei che lo usano poco o nulla, ma quelli che lo utilizzano in modo massiccio tendenzialmente peggiorano nella lettura, in matematica e nelle scienze“. Risulta, questo, nei paesi più avanzati, che negli ultimi quindici anni hanno investito forti risorse nell’informatica. Inoltre, la tecnologia scolastica spinta allarga la forbice di apprendimento (“skills divide”) tra ricchi e poveri. In Italia siamo quarti (su quaranta) nel rapporto tra condizioni economiche e performance educative: i poveri che usano troppo internet vanno davvero male a scuola.

Temo che faticherò a farmi comprendere, se oggi parlando di “ambiente di apprendimento” pensiamo all’architettura e non alla pedagogia.

In sintesi cercherò di illustrare la visione dell’ambiente di apprendimento che il LRE realizza in molteplici e multiformi ambienti scolastici, citando alcune esperienze che mostrano come si possano realizzare apprendimenti attivi centrati sui “linguaggi del fare” più che sui “linguaggi del sapere”, linguaggi alla base di un’attività costruttiva che “include di per sé”, quindi efficace rispetto alla individualizzazione dei percorsi di apprendimento, comprese le casistiche di BES, con buoni effetti anche su alussi DSA. E che pure, in molti casi, agevola il lavoro degli insegnanti di sostegno.

Esperienze che dimostrano come sia possibile favorire la naturalezza nell’apprendimento collaborativo e co-operativo attorno a obiettivi e finalità proposte dall’insegnante, chiamato a lasciare i panni dell’organizzatore didattico che agisce su tempi e spazi,della “fonte” del sapere, per centrarsi su obiettivi e strategie, sul problem solving che si genera da sé in una ciclicità di (progettare – costruire – provare – valutare – correggere/modificare à provare – valutare – correggere/modificare à provare –valutare  ….), quella ciclicità che Le Boterf ha illustrato nell’opera alla base della didattica per competenze: “De la compétence: Essai sur un attracteur étrange, Les Ed. de l’Organisation, 1990

Una visione più centrata sugli alunni che sullo spazio fisico, laddove il gruppo progettuale di alunni agisce centrato sull’oggetto in costruzione (e sui saperi a esso sottesi) e meno condizionato dal luogo fisico in cui si esplica l’attività di costruzione, con due livelli (concreto-fisico) <->  (astratto-simbolico) tra cui muoversi interiormente e fisicamente. E condividendo nel gruppo sia la concreta realizzazione, tangibile e manipolabile, che i linguaggi simbolici per l’analisi e la descrizione di idee, soluzioni, strategie da proporre, contrattare, affermare nel gruppo progettuale.

Lo spazio fisico “formale” (aula, corridoio, palestra … cortile) messi a disposizione “così come li abbiamo a scuola” pronti a divenire “ambienti” di sfida per artefatti di cui gli alunni sono autori, in prima persona e in gruppo posti ad agire in via traslata nella verifica della bontà dell’invenzione.

Un apprendimento euristico in cui l’insegnante non gioca nessun ruolo di “valutatore”, ma prima di tutto quello di “regista” delle dinamiche di apprendimento in cui va modulato l’alternarsi di euforia / frustrazione degli alunni, il lato emotivo dell’apprendere necessario al processo ideativo-costruttivo che favorisce apprendimenti e loro rinforzi, nella ciclica ricerca di miglioramenti dettati dall’osservazione e dalla fantasia.

Un approccio quindi che si impossessa dei locali scolastici non subendone la fisica rigidità, ma animandoli di piccoli esseri – i robot – opera degli alunni che in essi si identificano, portando “fuori da sé” la paura dell’errore, la “prudenza” della logica per esprimere fantasia (4-7 anni) e poi prime rigorose logiche algoritmiche (6-10 anni), sperimentando infine la potenza del pensiero ipotetico (se … altrimenti)  e altri basi dell’informatica applicate a oggetti tangibili, dotati di sensori e attuatori per essere inter-attivi tra loro, con gli alunni, con gli spazi scolastici e arredi (9-14 anni) …

Allora così avviene che lo spazio scolastico diviene una struttura vivente, interconnessa sia con i suoi abitanti reali (alunni – docenti: gli AUTORI) che con abitanti sintetici, frutto dell’ingegno degli alunni (robot: gli ATTORI). Una reazione all’eccesso di digitalizzazione che allontana i giovani dalla manipolazione concreta e dai tempi lenti dell’umano rispetto al computer. E inviterò gli insegnanti a riflettere … 

classetecnologie didattiche centrate sui linguaggi del sapere

o

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tecnologie didattiche centrate sui linguaggi del fare?

Se perseguiamo l’acquisizione di competenze, non ho dubbi. Si diventa competenti (non solo, ma potentemente) così:

Giovanni Marcianò

 La robotica educativa come strumento per il potenziamento relazionale nella scuola primaria.

 La robotica educativa come strumento per il potenziamento relazionale nella scuola primaria.

di Silvia Pellone

Riagganciandomi a quanto esposto nel primo post, in questa sede mi focalizzerò sui risvolti relazionali che questa tesi di ricerca ha evidenziato. Innanzi tutto è da sottolineare come nell’apprendimento il lato psicologico non possa più essere ignorato in quanto processo di crescita e di continua messa in discussione del soggetto e delle proprie rappresentazioni del contesto che lo circonda. In particolare in questo ambito di apprendimento è rilevante come dover condividere un oggetto interessante di per sé (la Bee-bot), potendo superare il divario presente tra competenze linguistiche differenti, dover ragionare in maniera individualizzata e contemporaneamente tener conto delle esigenze del gruppo, ha reso le relazioni che tengono unito quest’ultimo più dinamiche, probabilmente non prive di criticità, ma sicuramente più inclini a trovare al proprio interno, quindi nel gruppo di pari, delle soluzioni soddisfacenti. Tutto ciò emerge dai dati rilevati dai test utilizzati(Test Sociometrico e Test del Disegno della Classe), i quali registrano un’intensificarsi delle relazioni esistenti all’interno del gruppo, in particolare di quelle con valenza positiva.

Per quanto riguarda le scelte e i rifiuti ricevuti dai bambini della classe si può rilevare come per la metà del gruppo le scelte siano aumentate, solamente per un individuo rimangono stabili mentre per circa il 45% diminuiscono d’intensità. Tutto ciò può essere letto nell’ottica di classe come organismo vivo e dinamico, in perenne evoluzione. Per quanto riguarda i rifiuti, questi variano in maniera più evidente. Per il 60% dei bambini diminuiscono, mentre per il resto del gruppo aumentano.

Focalizzandoci sul gruppo di bambini non parlanti, ovvero quelli che non padroneggiano la lingua italiana in quanto essa è per loro lingua seconda nei confronti di cui si sono da poco approcciati(meno di un anno per alcuni), possiamo rilevare come nel confronto tra test iniziale e finale esse aumentano per la grande maggioranza di loro (73%), solamente per un bambino si mantengono stabili, mentre per altri due diminuiscono. Quest’ultimo dato in particolare può far riflettere sul fatto che qualsiasi intervento didattico non sia di per sè un percorso autosufficiente, ma invece il punto di partenza per un ulteriore approfondimento, nell’ottica di una didattica a spirale.Pellone03È poi possibile osservare un cambiamento positivo rispetto alla percezione degli elementi che compongono il concetto di classe, ovvero l’aula, i compagni, la figura educativa e il soggetto stesso. Nell’analizzare i dati relativi al test del disegno della classe è stato possibile osservare in generale due tendenze differenti tra i gruppi sperimentale e di controllo, ma che accomunano i componenti di ognuno di essi. Per quanto riguarda il gruppo sperimentale è emersa un’evoluzione positiva generale e in particolare relativamente agli indicatori di relazione, che ha  riguardato tutto il gruppo classe. A sostegno di questa visione vi è l’implemento positivo della rappresentazione dei propri compagni di classe da parte di tutti i soggetti, appartenenti ad entrambi i gruppi di competenza. Per quanto riguarda invece il gruppo di controllo, si osserva una situazione generalmente statica che vede un generale impoverimento delle rappresentazioni in particolare in riferimento alla relazione tra pari.Pellone04 Pellone05Infine, l’ultimo piano interessato è sicuramente quello sociale. Come scrisse il filosofo greco Aristotele nella sua Politica, “l’uomo è un animale sociale”, cioè tende per natura ad aggregarsi con altri individui e organizzarsi in società, è una caratteristica comune agli uomini di ogni epoca ed età. Per costruire la società futura, obiettivo ultimo che la scuola si pone o almeno dovrebbe, è fondamentale che tutti i bambini apprendano ad indossare quegli abiti che permettano loro di soddisfare in maniera serena una naturale necessità. Tutto ciò non è difficile da raggiungere se si dà loro gli strumenti e le occasioni per provarli. Questo è possibile attraverso la robotica educativa, in quanto evidenziato dal sensibile calo dei rifiuti e un aumento delle scelte nei confronti dei soggetti considerati meno desiderabili perché poco competenti nell’espressione linguistica.Pellone06

 

Eurathlon, gara di robot “da grandi”

Eurathlon, gara di robot “da grandi”

Leggo su La Stampa che dal 17 al 25 settembre oltre 40 robot da 21 paesi, in 18 squadre – saranno a Piombino (Toscana, Livorno) per  la competizione robotica Eurathlon,

Robot terrestri, sottomarini e aerei ispezioneranno l’area di quella che sembrerà una catastrofe appena avvenuta, in scenari ispirati alla tragedia di Fukushima: cercheranno dispersi, individueranno perdite, opereranno interventi tecnici. L’unica squadra italiana a partecipare proviene dal dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Firenze.Il team fiorentino gareggerà con FeelHippo, un robot subacqueo autonomo in grado di esplorare i fondali e registrare immagini utili per scopi archeologici, per la sorveglianza subacquea dei porti o per il monitoraggio dei parametri ambientali.
Tra i partecipanti anche la Corea del Sud, che porterà, per la prima volta in Italia, Drc-Hubo, il robot umanoide alto 180 centimetri che ha già vinto molti premi in varie competizioni nel mondo.

Gli organizzatori dicono che «È una gara che mostra le invenzioni di molti giovani, da tutto il mondo, che sono arrivati a costruire robot che potrebbero essere utili per aiutarci in situazioni di disastri ambientali ma anche per funzioni civili e culturali». Da segnalare le presentazioni di Robot-Era, l’automa specializzato nell’assistenza agli anziani della Scuola Sant’Anna di Pisa, e Walk man, il robot realizzato all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova in collaborazione con il Centro ricerche «E. Piaggio» di Pisa.

Mi fa piacere ricordare che l’edizione 2014 della Robocup Jr, con alunni delle scuole di tutt’Italia dai 5 ai 20 anni, si è svolta proprio lì, a Pisa, con i ricercatori e dottorandi del Sant’Anna a arbitrare le gare. E il Direttore, Paolo Dario, felice di vedere quanto si stia diffondendo la passione per la robotica negli studenti di oggi. E apprezzando la competenza che sono stati capaci di portare in campo. Ebbene,  i giovani italiani sono bravi. Attendiamo le politiche – per la  Scuola, l’Università e la Ricerca – che valorizzino questi potenziali per il futuro. Chi le ha viste?

Giovanni Marcianò – Rete di Istituti Scolastici Autonomi “Robocup Jr Italia”

 

La robotica educativa come strumento per il potenziamento cognitivo nella scuola primaria

di Silvia Pellone

Riferisco in questo post gli esiti del lavoro di Tesi sperimentale svolta all’Università di Torino. Nel lavoro di ricerca sono emersi alcuni elementi molto interessanti per il contesto scolastico che l’ha accolto. Tra tutti gli spunti che l’evoluzione di questa Tesi ha prodotto, è stato possibile individuarne alcuni specifici che, fra tutti, meglio possono aiutare a render conto di quanto è stato detto, fatto e scritto finora in merito alle crescenti difficoltà di apprendimento nella scuola primaria.

Il primo aspetto che è emerso è il fatto che è possibile e, soprattutto, necessaria una nuova didattica. Una metodologia che non esiste se non con il coinvolgimento attivo degli alunni, i quali sono consapevoli di ciò che viene loro proposto e che, per questa ragione, ne rendono possibile l’attuazione. Una progettazione che permetta un apprendimento individualizzato e personalizzato, che rispetti i tempi e le generali esigenze del singolo senza rinunciare alla dimensione del gruppo. Questa didattica è possibile con l’utilizzo della robotica educativa, che non è uno strumento, non è una tecnica, non è una filosofia d’insegnamento, ma è un organismo costituito da queste tre componenti che in esso entrano in relazione formando qualcosa di più potente dal punto di vista educativo e formativo.

Sono emerse tre componenti di rilievo dall’utilizzo di robot programmabili in classe. La prima è riferibile al piano cognitivo, dove emerge come l’apprendere in un contesto aderente alla realtà, ma che allo stesso tempo ne richiede un’astrazione necessaria e che permette ad ognuno di strutturare il proprio tempo nella maniera più congeniale, si sia rivelato un metodo efficacie e in una certa misura socialmente più giusto di altre proposte educative.

Nell’analizzare i dati relativi al gruppo sperimentale si è potuta facilmente evidenziare una situazione di partenza al di sotto della media rispetto agli standard del test utilizzato. Il gruppo ha presentato un punteggio grezzo al netto della prima prova non superiore a 48 punti su 56 effettuabili e la maggioranza dei casi non ha raggiunto la soglia dei 40 punti, andando a costituire una media intorno al 38,50 punti, oltre al fatto che il punteggio minimo effettuato è di 19 punti. Di conseguenza la media del punteggio standard, calcolato sulla base del punteggio grezzo e dell’età anagrafica dei soggetti, si rivela molto basso, intorno ai 31, 9 punti. Il gruppo sperimentale all’inizio del percorso si posiziona quindi mediamente al tredicesimo posto del rango percentile, inteso come posizione su una scala da 0 a 100, risultato ben al di sotto della media prevista dal test per questo range di età. Pur essendo una classe seconda, ovvero al limite per l’utilizzo di questo test, i punteggi sono realmente poco elevati, quasi i bambini non avessero affrontato ancora i concetti indagati. In particolare si rilevano difficoltà su quattro concetti, che verranno poi affrontati e approfonditi con l’utilizzo della robotica educativa; questi sono la coppia “In fondo – In cima” e i concetti singoli “Tra”, “Intorno” e “Attraverso”.pellone

Come si può facilmente osservare dal grafico riportato, il gruppo di bambini della classe sperimemtale che riescono a rispondere correttamente al quesito non supera le sei unità, per questa ragione, in accordo con l’insegnante che ha ritenuto opportuno affrontare questi concetti, chi scrive ha strutturato le attività didattica utilizzando come strumento il robot Bee-bot.

Al termine delle attività di LRE la situazione registrata tramite il test TCR si rivela modificata, evidenziando un generale miglioramento che è maggiormente enfatizzato rispetto ai concetti affrontati con l’attività didattica proposta. Infatti l’intero gruppo classe sembra aver interiorizzato i quattro concetti affrontati e nessun bambino risponde erroneamente ai quesiti relativi ad essi.

Conseguentemente, il successo attestato in questi quattro quesiti fa avanzare la posizione del gruppo rispetto agli standard stabiliti dal test. La media della classe rispetto al punteggio grezzo è di circa 48 punti su 56, il range  in cui si collocano i punteggi dei singoli componenti del gruppo non si collocano più tra 19 e 48, ma si alzano tra 37 e 55. Tutto ciò si riversa sulla media del punteggio standard che si alza di ben 15 punti arrivando a 48 circa. Dato ancora più significativo è quello relativo al rango percentile, la media del gruppo sperimentale, dopo le attività didattiche proposte nel LRE fa un salto di trenta posizione ottenendo una media del 44 su 100 circa che porta la classe in una posizione vicina agli standard del test.

pellone2L’attività didattica proposta nel LRE si rivela effettivamente utile ed efficace rispetto ai concetti affrontati, vi è però da rilevare come, seppur il gruppo classe nella sua media si trovi in un’ottima posizione rispetto ai risultati, alcuni soggetti rivelano altre carenze, rispetto ad altri concetti, che il test rileva e che una buona didattica che abbia a cuore l’apprendimento come processo complesso da completare per ogni bambino dovrebbe rilevare e attualizzare in ulteriori interventi mirati.

In un altro articolo presenterò quanto è emerso rispetto alla socializzazione nel gruppo classe, anche questo elemento cruciale nei percorsi di apprendimento.

 

 

Bullismo verso i Robot?

Un articolo su La Stampa dal titolo “Robot e bambini, se la convivenza si trasforma in bullismo” pone questo tema, documentato da una ricerca giapponese. Un video su YouTube mostra una sintesi della ricerca, mirata a dare ai Robot da impiegare in pubblico schemi comportamentali in grado di preservarlo dagli “assalti” dei bambini “bulli”..

Guardate il video e poi seguitemi nelle considerazioni che mi sovvengono, osservando il video con l’occhio di chi da anni studia la relazione bambini-robot in chiave educativa, e comunque osservando le reazioni dei bambini “quando un robot entra in classe”

Orbene, più che “bullismo” qui si possono notare goffi tentativi di stabilire “relazione” con un oggetto tecnologico (Robot) che incuriosisce, e quindi stimola il desiderio a interagire con esso.

Per i bambini è un po’ come incontrare un compagno sconosciuto, e cercare di fare conoscenza. Vogliono vedere come reagisce, se risponde (ma sembra dal video che non risponda) sino a che o perdono interesse, o alzano il livello di contatto, sino alla “violenza”, ma una violenza tesa a provocare una risposta, e NON A VESSARE/SOTTOMETTERE come è invece nei casi definiti “bullismo”.
bullismo

A riprova di questa interpretazione il caso in cui il gruppo di bambini, frustrati dalla mancata risposta del Robot, comunque lo “accettano” e coinvolgono a giocare con loro in un girotondo, con il Robot “in mezzo” e quindi passivamente coinvolto nel loro gioco, visto che non  sembra abbia voglia di giocare con loro.

Dato che occasioni come queste di certo si moltiplicheranno, chi si occupa di Educazione è bene si ponga questo “nuovo livello” di problematica, nel rapporto tra bambini e tecnologie. E come da anni diciamo in convegni e seminari, la soluzione sta come sempre nella GIUSTA  AZIONE EDUCATIVA volta a rinforzare nei minori atteggiamenti COSTRUTTIVI e POSITIVI di crescita e apprendimento, e non sottovalutare quanto diverso sia interagire con un computer o tablet, rispetto a un Robot, specialmente se di dimensioni e fattezze umanoidi. In questo caso il Robot ha misure “da bambino”, e quindi naturale il tentativo a socializzare. Ovviamente come socializzano i bambini e non gli adulti.

Giovanni Marcianò

Esperienze di Robotica educativa: da Trento a Pechino

Esperienze di Robotica educativa: da Trento a Pechino

Ricevo e dai prof.ri Tommaso Scarano e Andrea Cristofori e con gioia pubblico questo articolo:

 

Dopo gli “ori” conquistati nelle gare nazionali, la spedizione trentina che parte verso la Cina è composta da tre squadre: le due vincitrici del Rescue Line e Rescue Maze, entrambe del Liceo scientifico “Galilei”, e la vincitrice del Rescue Line Under 14, dell’Istituto Comprensivo Trento 3 (Scuola superiore di primo grado “Bronzetti-Segantini”).

Con rammarico dobbiamo lasciare a casa gli amici, due volte campioni nazionali, dell’ITT “Buonarroti”, classificatisi quest’anno secondi dopo di noi, causa la restrizione dei posti assegnati all’Italia in finale mondiale.

La Cina è vicina, dice lo slogan, ma è anche lontana ed è costoso arrivarci! Servono soldi, e non pochi. Ci attiviamo con tutti i canali possibili: parte dei soldi ce li dà la Provincia Autonoma, ma resta ancora una gran parte di fondi da raggranellare. Ci vengono in soccorso associazioni, ordini professionali, ditte, enti e tante persone di cuore.

Il tam-tam mediatico si è sparso in tutta Italia grazie ai gruppi facebook, al crowdfunding, al risalto che ci ha dato la stampa visto anche che si trattava per la prima volta di robot costruiti con piattaforme Open Hardware (ed in particolare su schede italiane Arduino) e con la filosofia della condivisione del sapere che ci contraddistingue da sempre.

Gli studenti ed i genitori hanno avuto gran parte del merito nell’intessere la rete di relazioni umane e professionali che ci ha permesso di raccogliere la cifra necessaria, ma che al tempo stesso ci ha permesso di far conoscere il nostro lavoro a tante persone e ci ha aperto canali di amicizia e di solidarietà che dureranno per sempre.

Grazie alla loro generosità e impegno, raggiungiamo il budget necessario e ci scontriamo col secondo mostro: la burocrazia, che sconfiggiamo con la discesa in campo di tutti: genitori, studenti, personale della scuola ed i dirigenti scolastici in prima persona, impegnati dapprima a risolvere gli intoppi, ed anche, poi, nell’accompagnare le squadre, collaborano nel limare gli spigoli ed appianare difficoltà e lentezze.

Mentre imperversa la battaglia contro i due peggiori nemici, si continua con la preparazione dei robot, ma in questo siamo abituati all’emergenza ed al budget scarso. Le squadre lavorano bene, nonostante il disagio dovuto agli impegni di molti dei ragazzi (sono comprensibilmente impegnati su molti fronti tra cui qualcuno in quello non piccolo dell’esame di maturità).

Quando però possiamo, le ore di sviluppo e programmazione non si contano e solo il sopraggiungere della notte ci costringe ad abbandonare il lavoro, perché sono importanti le innovazioni tecnologiche e didattiche, la ingegnosità per superare difficoltà economiche e la diligenza in quelle burocratiche, ma quello che conta davvero e che fa di una squadra una vincitrice è il lavoro, il lavoro e il lavoro.

I robot si presentano all’impegno mondiale rimodellati nel software e nell’hardware (ultime modifiche due giorni prima della partenza, come per tradizione), e ci inducono a sperare in risultati onorevoli.

Arrivati al mondiale, ci rendiamo subito conto che la realtà è ben diversa da quella sperimentata finora. I campi sono disegnati in maniera davvero ostica, ma nelle prove pre-gara andiamo bene.

La competizione si apre in maniera inaspettata. La nostra massima aspettativa è di entrare nei primi 10 al mondo; ci troviamo invece leggermente sotto le aspettative con la squadra di Line e coi ragazzi dell’Under 14, ed incredibilmente quarti con la squadra di Maze.

Non ce lo aspettavamo, anche perchè le nostre ultime modifiche hardware compiute sul robot in Italia funzionavano ed in Cina invece non andavano più, costringendoci ad un intervento acrobatico nel bagno della stanza d’albergo, senza attrezzi né componenti elettronici.

Nei giorni seguenti il trend viene confermato: i ragazzi del Line soffrono, sia quelli dell’Under 19 che dell’Under 14, mentre il Maze addirittura realizza, in certe gare, i migliori risultati mondiali.

In finale di gara, riusciamo col Maze a totalizzare il secondo posto come numero di punti relizzati, anche se lo scarto del peggiore risultato ci classifica terzi. L’unica squadra che ci è rimasta davvero avanti è quella tedesca, che comunque non ci precede di moltissimo. Lo scarto finale è di 290 punti su 2500 ma se guardiamo all’ esperienza in gara ed alla dotazione hardware dei team si ha la chiara percezione che siamo davanti ad un miracolo. Anche se stavolta Golia non è crollato, un paio di sassate se le è prese: se guardate la classifica vedrete che il nostro Davide alla sesta prova ha fatto 495 punti: la migliore manche mondiale in assoluto, ed anche alla terza e settima prova ha battuto tutti.

Se non partivamo un po’ piano il primo giorno…….ma niente recriminazioni: siamo sul podio mondiale!

Se il risultato eclatante è quello del Maze, gli altri due team non hanno demeritato: semplicemente hanno pagato lo scotto della prima esperienza ed una certa sfortuna.

L’impegno però c’è stato da parte di tutti, ed il materiale umano è di primo livello. Ricordiamoci che siamo un liceo scientifico ed un istituto comprensivo normali, senza macchine per la lavorazione dei materiali e dotazione di laboratorio elettronico e meccanico, che si scontrano con dei mostri di preparazione, di esperienza, di dotazioni hardware, i migliori per capacità al mondo. Già essere tra questi giganti per noi è motivo di onore.

Certamente, a livello agonistico non vorremo accontentarci mai. In futuro miglioreremo e già stiamo meditando su sensoristica, gestione di gara, algoritmi ecc., ma resta il fatto, tirando le somme di questa avventura, che una piccola città ha espresso molte squadre ai vertici mondiali, che ha fatto della robotica non l’espressione agonistica di un piccolo gruppo di smanettoni ma un modo innovativo di imparare che ha coinvolto un grande numero di studenti e di scuole. Un modo nuovo di apprendere e di condividere le informazioni e partecipare ad un’avventura mondiale con tanti i ragazzi uniti tra loro e tutti protagonisti, senza invidie o gelosie.

Alla scuola, che è presente con tutte le componenti, dagli studenti ai (non) docenti e ai dirigenti, si sono unite con entusiasmo le famiglie (ammirevoli per impegno e qualità della rete umana costruita), ma anche, e forse per la prima volta, la società civile intera: radio, tv, giornali, la rete digitale soprattutto, tramite le campagne di crowdfunding, tramite le informazioni sui blog sui siti web, sui social, ci fanno sentire tutti vicini e compartecipi.

I nostri sponsor non sono gente che scuce denaro e si aspetta in cambio un maggiore fatturato: sono ditte, enti, associazioni fatti da persone che ci conoscono, ci stimano, ci vogliono bene e noi ne vogliamo a loro. Le persone, tante, che hanno dato cifre anche piccole al crowdfunding per sostenerci, ci considerano amici e noi consideriamo amici loro.

Siamo a fine luglio, dopo le meritate ferie in agosto ripartirà un anno scolastico nuovo.

Tanti amici da qualche parte penseranno: che fanno quest’anno i ragazzi di Trento? A cosa stanno lavorando? Che tipo di robot progetteranno? Tanti sorrideranno o saranno incuriositi pensando a quel gruppo di ragazzi che hanno visto, di cui hanno sentito parlare, di cui magari hanno visto i robot all’opera.

Tantissimi….fino in Cina, che ora ci è vicina. :) ))