UN NUOVO APPROCCIO DIDATTICO FONDATO SULLA ROBOTICA EMOZIONALE

UN NUOVO APPROCCIO DIDATTICO FONDATO SULLA ROBOTICA EMOZIONALE

STRESA, 27 AGOSTO 2016

SUMMER SCHOOL 2016

TECNOLOGIE DIDATTICHE PER L’APPRENDIMENTOrobot_tra_i_banchi

UN NUOVO APPROCCIO DIDATTICO FONDATO SULLA ROBOTICA EMOZIONALE

Relazione del prof. Giovanni Marcianò

ABSTRACT

L’affermarsi della robotica educativa nella scuola italiana stimola i pionieri del primo decennio XXI secolo a esplorare nuovi orizzonti educativi. I saperi sempre più pluridisciplinari, le abilità sempre più multiformi, le competenze sempre più articolate e interconnesse stanno mettendo in crisi il modello classico di Cultura (anche scientifica, non solo umanistica!) e – di riflesso – il senso stesso dell’Istruzione, ormai divenuta permanente per stare al passo con l’evoluzione di tecnologie e derivate applicazioni che impattano profondamente nella società contemporanea. Il “digitale” da tecnologia diviene oggi “stile di vita”.

Il PNSD sta portando nella scuola non soltanto le dotazioni tecnologiche, ma tramite le tecnologie intende innescare lo sviluppo di stili didattici derivati dalla cultura del digitale che si stanno affermando nella società contemporanea, a partire dai giovani.  I nostri studenti.

L’autore propone di lasciarsi alle spalle la didattica orientata alle competenze. Essa è ormai una buona pratica consolidata in tante scuole, e in diffusione pervasiva nel sistema scolastico. Le proposte didattiche orientate alle competenze, anche quelle laboratoriali più innovative / inclusive di tecnologie didattiche come il LRE, sono ormai replica di esperienze fatte, documentate, collaudate.

Bisognerebbe invece avviare l’esplorazione dell’”altro lato” dell’apprendimento, quello affettivo (Piaget) che è più coinvolto nella digitalità di quanto lo sia il lato cognitivo. In tal senso gli sviluppi della “Robotica” sono letti dall’autore come un nuovo stimolo a esplorare percorsi di “apprendimento basato sull’affettività” da cui ci attendiamo il correlato apprendimento di conoscenze, abilità e competenze. Perseguendo quindi una pedagogia della felicità che consenta il superamento del millenario modello centrato sulla conoscenza, di cui la felicità era “prodotto collaterale e facoltativo”. Forse è tempo che la scuola si occupi della felicità di studenti (e docenti) fiduciosa che lo “star bene” è essenziale, primario obiettivo. Il “sapere” invece è collaterale e derivato.

Le macchine, i robot, stanno rendendo sempre meno strategica la mano d’opera, la competenza umana nel “saper fare”, mentre la società ha sempre più bisogno di pensiero, emozione, valori interiori e sociali da porre alla base dello sviluppo. Una nuova attenzione all’uomo dopo tre secoli di attenzione alle tecnologie. A “cosa è bello fare a scuola”, assieme.