Robotica educativa: un ponte tra scuola e università a cura di S.Siega

Robotica educativa: un ponte tra scuola e università a cura di S.Siega

Articolo redatto da Aresu E., Beccio A., Castellazzo I., Comandù C. ,Dughera C., Gatto S., Lussiatti C., Martano P., Paletto S., Proietto A., Rossanino C., Ruzzon M.

Il giorno 7 Aprile la classe V della scuola primaria della D.D. Duca D’Aosta e gli studenti della facoltà di Scienze della formazione primaria hanno gettato un ponte tra due mondi spesso troppo lontani: la scuola primaria e l’università. Quel giorno infatti gli studenti universitari si sono occupati di organizzare attività laboratoriali per avvicinare i bambini al mondo della robotica, per loro ancora inesplorato.

Dagli sguardi dei bambini gli studenti universitari hanno potuto notare una grande emozione: per la prima volta stavano varcando la soglia dell’università, ma soprattutto non sapevano cosa aspettarsi da questa avventura, del tutto nuova.

Che cos’è la robotica educativa? E a cosa serve?

La robotica è una scienza che cerca di sviluppare macchine (robot), dotati di opportuni dispositivi adatti a percepire l’ambiente circostante (per mezzo di sensori) e di interagire con esso (per mezzo degli attuatori) per eseguire dei compiti specifici. Il comportamento di un robot è governato attraverso la programmazione – sempre più sofisticata – effettuata dall’uomo.

La robotica educativa fa riferimento alle teorie di S. Papert: i giovani diventano protagonisti dell’apprendimento e creatori del proprio percorso di apprendimento, costruendo artefatti – come i robot – anche di una certa complessità. Costruendoli e programmandoli con linguaggi a misura di alunno.

Diverse esperienze di robotica educativa a scuola dimostrano come questa  giochi un ruolo rilevante nell’aumentare la motivazione e il coinvolgimento, nel favorire l’apprendimento, sviluppare le abilità di problem solving, la creatività, la curiosità e il lavoro di squadra.

Come la corrente costruttivista ha ampiamente dimostrato, attraverso l’esperienza diretta che la robotica propone è possibile osservare e comprendere (manipolare mentalmente) concetti e teorie in modo attivo, infatti costruire o usare un robot è un modo per imparare facendo. Grazie alla sua interdisciplinarità la robotica riesce a creare un ponte tra le diverse discipline, sfruttando il gioco come esperienza autentica d’apprendimento.

01L’esperienza

Il laboratorio è iniziato alle ore 11.30 con un momento di confronto collettivo in cui ogni bambino ha espresso la propria idea di robot e di robotica. É seguita l’esplorazione vera e propria dei Bee Bot, piccoli “robot” a forma di ape, senza che i bambini abbiano nascosto un primo momento di stupore mista a delusione in quanto la loro idea di robot non corrispondeva all’oggetto dato.   Dopo aver sperimentato il funzionamento dei robot, i bambini, divisi in piccoli gruppetti, si sono immersi in sei mondi interattivi creati appositamente per l’esperienza.

I bambini si sono dimostrati entusiasti e hanno scoperto che è possibile imparare anche “robottando”! Dopo un duro lavoro di fantasia e una meritata pausa, i piccoli studenti si sono immersi nel mondo dello Scribbler, un robot più strutturato rispetto al Bee Bot, che richiede una maggiore capacità nella programmazione. Insieme agli studenti universitari, i bambini hanno cercato di capire le sue funzionalità e si sono cimentati nel mondo della geometria, scoprendo l’infinita gamma di forme che il robot può creare.

Al termine della giornata i bambini hanno espresso i loro pensieri e le loro emozioni sulle attività svolte, dimostrandosi colpiti dalla mattinata e rendendo gli studenti universitari più consapevoli dell’utilità della robotica e dell’impatto che questa ha sugli studenti.

02Il mondo dei bambini

L’importante feedback dei veri protagonisti della giornata si palesa nei commenti personali riguardo ciò che i bambini ritengono di aver imparato e negli apprezzamenti sull’attività, scritti da loro liberamente su un cartellone.Dalle parole dei bambini è emerso che il divertimento ha accompagnato tutta l’esperienza: “Robottando è gioco di squadra e divertimento”, “Robottando ci si diverte con la tecnologia!”, “Robottare per me è stato bellissimo”. Il gioco è stato il tramite per l’apprendimento e la revisione di argomenti scolastici, i bambini hanno riconosciuto questa capacità della robotica e l’hanno espressa chiaramente: “abbiamo imparato e ripassato un sacco di cose”.

Non è mancato il riferimento all’importanza della tecnologia nel mondo moderno, riconosciuta come strumento in mano all’uomo ed utile nella quotidianità e nello scambio di comunicazioni (robottini elettrodomestici, aiuto per i disabili, dispensatore di informazioni, …).

La percezione dei bambini rispetto ai robot è maturata nel corso della mattinata: inizialmente il robot era immaginato come “una persona di 1,50 m di altezza, con testa di computer e fatto di ingranaggi e circuiti che lo mettono in movimento” rispecchiando i modelli presentati dalla televisione e dai media. Alla fine dell’incontro è emersa la varietà di forme e utilizzi presente nel mondo della robotica e le possibilità che la sua applicazione fornisce.

03Il mondo degli studenti universitari

I futuri maestri, dal canto loro, hanno avuto un’esperienza di prima mano circa l’importanza della predisposizione del setting formativo per il verificarsi di un apprendimento significativo: i soli robot non fanno il laboratorio, ma è fondamentale la mediazione dell’insegnante affinché si verifichino le condizioni per imparare in profondità. Il tipo di ruolo assunto dagli organizzatori è stato quello del regista che mette a punto il set per girare la scena presente nella sua mente, ma che allo stesso tempo è attento alle risposte degli attori e dell’ambiente circostante. Riflettendo su come preparare l’aula, suddividere il tempo a disposizione e sulle modalità di movimento dei bambini, si è implicitamente tenuto conto delle positività e dei punti critici dell’utilizzo dei robot per imparare e su quali aspetti fosse necessario avere un maggior controllo: un ponte tra teoria e pratica.

Durante l’utilizzo dei Bee Bot gli studenti dell’università hanno avuto l’incarico di occuparsi di uno dei sei mondi a disposizione degli alunni. Tale scelta ha avuto la sua ragion d’essere nel bisogno di verificare quanto le diverse esperienze dei bambini e le dinamiche del gruppo possano portare a approcci diversi allo stesso strumento.

Particolarmente interessante è stato notare come le aspettative dei bambini rispetto al luogo che li ha ospitati – l’università – abbiano influenzato il loro comportamento e il loro modo di approcciarsi allo spazio e alle attività, la disponibilità a partecipare e la percezione di loro stessi.

Altra riflessione è nata dal vedere come le esperienze del singolo bambino amplifichino la capacità complessiva del gruppo di conquistare obiettivi estremamente impegnativi. Tale valore aggiunto del gruppo è stato particolarmente visibile nel momento in cui si è passati al secondo robot della giornata, lo Scribbler, il cui primo approccio è stato molto più immediato grazie alle intuizioni condivise dei bambini.

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La nostra riflessione

Grazie a questo laboratorio di tecnologia noi studenti universitari abbiamo avuto la possibilità di utilizzare in aula alcuni robot e di impiegarli in prima persona con bambini della scuola primaria.

Il valore aggiunto a questa esperienza è stato che non ci siamo limitati ad apprendere concetti teorici, ma ci siamo finalmente messi in gioco come insegnanti, dovendo per la prima volta essere unici titolari di un’attività, a diretto contatto con gli alunni.

Inoltre tale attività è stata divertente, oltre che formativa, per noi futuri maestri e per gli studenti: la partecipazione è stata attiva e viva, ognuno era protagonista del proprio apprendimento, vissuto maggiormente come un gioco e non come la solita tradizionale lezione frontale.

Siamo riusciti tutti insieme, grazie al lavoro di squadra, a creare un clima sereno, nel quale imparare giocando e giocare imparando, senza paura di sbagliare o di essere puniti per un errore: lo sbaglio, anzi, era motivo di crescita. Organizzare il lavoro in piccoli gruppi è stato un modo per mettere in pratica ciò che noi studenti universitari impariamo sui libri: dover collaborare ed essere rispettosi delle idee, dei tempi e degli interessi diversi di ciascuno non è affatto semplice, ma permette di migliorare le competenze sociali e cognitive di tutti. Nel momento finale di rielaborazione, infatti, grazie ai feedback che ci hanno lasciato i bambini , abbiamo constatato che si sono sentiti accolti e accompagnati e che il progetto è riuscito nel suo intento di promuovere l’apprendimento in modi innovativi e interessanti.

One thought on “Robotica educativa: un ponte tra scuola e università a cura di S.Siega

  1. Grazie a Simonetta Siega e ai suoi studenti per questa meravigliosa esperienza che hanno condiviso insieme ai nostri alunni di quinta ! I bambini della classe V C della scuola Duca d’Aosta , protagonisti dell’attività di robotica, “Robottando “, saranno felicissimi di leggere il vostro stupendo articolo ! Lo leggeremo tutti insieme a scuola, ulteriore occasione anche per noi di confrontarci !
    Clara

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