Risorse per l’innovazione. Un falso problema?

Risorse per l’innovazione. Un falso problema?

Portare la Robotica educativa nelle scuole italiane, come il MIUR sta provando a fare, è certamente un buon proposito. Un “salto di qualità” nei processi di innovazione della scuola italiana ancora carente di laboratorialità, in cui domina ancora la didattica centrata sulla trasmissione orale di conoscenze.

Mi son trovato a rileggere un testo di S. Papert del 1999, che avevo tradotto e pubblicato su Educazione & Scuola,  “Logo Philosophy and Implementation“. .E’ una raccolta di esperienze di innovazione basate sulle teorie didattiche di Papert svolte con pieno successo nei sistemi dell’istruzione di paesi del centro America e in Brasile negli anni 90. Lettura quindi che consiglio a chi si appresta alla nuova sfida di portare la Robotica educativa nei Licei e Ist. Tecnici italiani. Qui riporto solo la conclusione:

Guardando al futuro, io certamente vedo il probabile arrivo di nuovi e più potenti sistemi programmabili. Molti sono già stati immaginati. Ma non sono sicuro che una nuova cultura della programmazione educativa emergerà presto, forse mai. Come ogni processo richiede tempo. Questo appello non è basato su un’arrogante presunzione che noi – gli inventori della filosofia del Logo – siamo più bravi di chiunque altro. E’ basata sulla convinzione che la filosofia del Logo non è stata ancora scritta del tutto, ma è l’espressione della liberazione dell’apprendimento dall’artificiale limite posto dalle tecnologie pre-digitali dell’apprendimento.” S. Papert, 1999 : 

Ebbene, quel futuro di Papert è un po’ arrivato. Arduino, Raspberry Pi 2 con una CPU 900 MHz Quad Core e 1 GB di RAM con costi sotto i 50 euro e stampanti 3D sono il nostro presente.

Ma anche vediamo quanta lungimiranza Papert ha mostrato preconizzando che “la nuova cultura della programmazione educativa” avrebbe stentanto a seguire i progressi delle tecnologie. Siamo ancora a registrare nelle scuole la presenza di metodologie didattiche ottocentesche, fondate su tecnologie pre-digitali che causano un sempre maggiore digital divide tra scuola e studenti.

E non illudiamoci: come non è bastato mettere “un computer in ogni classe” (PSTD 1997-2000) per cambiare la nostra scuola, lo stesso rischio corre la robotica, perchè non basta mettere un robot in classe o chiamare “educativa” una robotica “esecutiva” o mnemonica per avviare il cambiamento tanto atteso da docenti e studenti. Un cambiamento che trasformi la scuola in laboratorio attivo, costruzionista abbisogna di CULTURA DIDATTICA aggiornata, ispirata a PEDAGOGIE e FILOSOFIE DELL’EDUCAZIONE calata nell’oggi, ma anche radicata nella gloriosa tradizione didattica e pedagogica italiana e europea. Ai tempi del PSTD alla formazione dei docenti si destinarono il 4% dei finaziamenti, e nessun docente “distaccato” a curare l’innovazione.

Spero proprio non si ripetano quegli errori. Se i fondi FSE saranno – come detto dal MIUR – più che sufficienti , non resta che programmarne un uso efficace. Chi lavora della scuola è condannato all’ottimismo.

Giovanni Marcianò